Oggigiorno si assiste a un sempre maggiore interesse per la genealogia e le sue metodologie di ricerca. Questo fenomeno è dettato dagli scopi più vari: da esigenze di carattere giuridico, come la ricostruzione della discendenza di una persona defunta per individuarne gli eredi, a motivazioni più personali volte a rispondere ad altrettanto legittime domande su chi erano e che cosa facevano i nostri antenati.
La genealogia, come ben indicato da Lorenzo Caratti di Valfrei – padre della moderna scienza genealogica italiana – è infatti una scienza documentaria della storia: una delle discipline che aiutano lo storico a interpretare e utilizzare correttamente le fonti primarie, ossia i documenti di archivio.
In quali archivi possiamo trovare i documenti che ci servono per ricostruire le nostre genealogie familiari? Principalmente negli archivi comunali e negli archivi parrocchiali.
- Archivi Comunali: vi possiamo trovare gli atti di nascita, di matrimonio e di morte redatti dagli ufficiali di stato civile, dal 1866 a oggi, nonché i registri della popolazione residente redatti e aggiornati periodicamente dagli ufficiali d’anagrafe.
- Archivi Parrocchiali: qui troviamo i loro corrispettivi, teoricamente a partire dal 1563 a oggi (gli atti di battesimo, matrimonio e morte), oltre ai cosiddetti “Stati delle anime”, ovvero i registri dei parrocchiani redatti – annualmente o periodicamente – dai parroci in occasione della benedizione pasquale delle case.
Normalmente, chi si avvicina da poco alla genealogia tende a mettere tali fonti in rigida successione cronologica, partendo dallo stato civile italiano per poi passare a ritroso ai registri parrocchiali. In realtà, le ricerche nei due archivi devono integrarsi a vicenda, andando a sopperire alle lacune l’uno dell’altro, ma anche aggiungendo — sulla base delle rispettive specificità — preziose informazioni biografiche.
Ognuno dei due archivi conserva, infatti, fonti ulteriori, fondamentali – ad esempio – per definire lo stato sociale di una famiglia:
- Negli archivi parrocchiali (e spesso in quelli diocesani), si può trovare documentazione relativa al diritto di avere una sedia o una panca in chiesa, il diritto di patronato su un altare o cappella, il diritto a una sepoltura privilegiata o eventuali lasciti fatti dai propri antenati alla parrocchia.
- Negli archivi comunali si possono rintracciare gli antichi registri catastali e gli elenchi delle tasse, come il focatico (pagato da ogni capofamiglia), o — nei comuni di campagna — le gabelle sul bestiame.
Concludo queste brevi righe con un invito: chi desidera ricostruire la propria genealogia con dovizia di dettagli non solo genealogici, ma anche biografici, dovrebbe informarsi sulla documentazione conservata negli archivi prima di accedervi, cominciando le ricerche dopo averne esaminato con cura gli inventari.
Buona genealogia a tutti!